Questa volta non sono riuscita a mantenere il ritmo di un post alla settimana, complici impegni e, soprattutto, momento di down, di quelli che dici "ok mollo tutto". Poi ti rimbocchi le maniche e ti rialzi, perché sai che ne vale sempre la pena. Così ho ritrovato anche la voglia di condividere qualche pensiero pubblicamente.
Dopo due serate di concerti straordinari, ciascuno a suo modo, domenica siamo tornati a sgambettare su per i sentieri. Per chi fosse curioso, i concerti erano degli Angra, gruppo metal brasiliano - con cantante nostrano -, impeccabili, e i Pearl Jam a dir poco strepitosi. Nota per il lettore: prima volta a San Siro, primo concerto dei Pearl Jam, una bomba di emozioni! Sì, confesso, è scappata anche la lacrimuccia sulla mia canzone preferita. Quindi, dopo una pausa di un giorno, fatto di normalità, domenica sveglia presto in direzione Valbondione, nelle montagne bergamasche.
La località è nota per le cascate del Serio, che con i loro 315 metri di altezza sono le più alte d'Italia e le seconde d'Europa. Le cascate aprono solo alcune volte durante l'anno e domenica era quella dell'esordio. Potevamo mancare? Dopo circa un'ora di cammino, su un sentiero comodo e non ripido, si giunge al punto strategico, dal quale godersi lo spettacolo. Non è difficile individuarlo, si trovano i posti migliori già occupati da numerose persone, da famiglie con bambini a gruppi di ragazzini in gita con il centro estivo. Alle 11 in punto parte il segnale: una sirena dal suono un po' inquietante (a me ha evocato il coprifuoco dei film ambientati nella seconda guerra mondiale, argh), avvisa gli astanti dell'apertura delle acque.
Progressivamente il rivolo d'acqua aumenta la sua portata, iniziando a formare la cascata. E così crescono la meraviglia e il rapimento. Le acque impetuose scatenano la loro forza a formare il fiume in basso, trascinando con sé rocce e detriti. Lo spettacolo prosegue per circa mezz'ora, per poi esaurirsi lentamente come è cominciato. In momenti come questi ti rendi conto davvero della incredibile potenza e perfezione della natura. Rimani impietrito, lo sguardo fisso su quella massa d'acqua, con i suoi giochi di suoni, evoluzioni di forme. E capisci perché tanta gente come te è venuta fin lassù.
Il nostro percorso è proseguito, perché la nostra filosofia non prevede trekking senza sosta al rifugio. Per arrivare al rifugio Curò, a quota 1915 metri, si cammina per un'ora e mezza, su sentieri più stretti e ripidi. Su questo percorso, infatti, si incontrano persone già abituate a camminare. Se fino al punto di osservazione delle cascate il sentiero è immerso nel bosco, nella seconda parte è scoperto, quindi il caldo e il sole aumentano in parte le difficoltà. Il rifugio si affaccia sul lago Barbellino e offre anche la possibilità di pernottare. Il panorama è splendido, con la cornice delle creste circostanti, in alcuni punti ancora coperte dalla neve, e l'azzurro intenso dell'acqua. Vale la pena riprendere fiato degustando le specialità del luogo - per me pasta al pomodoro, ma è stato perfetto così - e sdraiarsi al sole sul prato davanti al lago.
La nostra siesta è durata poco, perché una nuvola minacciava temporale. Ci siamo così rapidamente incamminati verso il punto di partenza, il tempo è stato clemente e questa volta sono tornata con pantaloni e piedi asciutti. Soddisfatta, rigenerata, leggera nonostante la fatica. Passeggiate ed escursioni come queste sono un toccasana e non è solo un luogo comune. Se la mia descrizione ti ha fatto venire voglia di vedere le cascate, ecco il link per verificare giorni e orari di apertura http://www.turismovalbondione.it/news_eventi.php?categoria=cascate
Consiglio: se vuoi sostare al rifugio Curò per pranzo, conviene prenotare. E buon cammino.











