mercoledì 25 giugno 2014

Rigenerante Valbondione

Questa volta non sono riuscita a mantenere il ritmo di un post alla settimana, complici impegni e, soprattutto, momento di down, di quelli che dici "ok mollo tutto". Poi ti rimbocchi le maniche e ti rialzi, perché sai che ne vale sempre la pena. Così ho ritrovato anche la voglia di condividere qualche pensiero pubblicamente.

Dopo due serate di concerti straordinari, ciascuno a suo modo, domenica siamo tornati a sgambettare su per i sentieri. Per chi fosse curioso, i concerti erano degli Angra, gruppo metal brasiliano - con cantante nostrano -, impeccabili, e i Pearl Jam a dir poco strepitosi. Nota per il lettore: prima volta a San Siro, primo concerto dei Pearl Jam, una bomba di emozioni! Sì, confesso, è scappata anche la lacrimuccia sulla mia canzone preferita. Quindi, dopo una pausa  di un giorno, fatto di normalità, domenica sveglia presto in direzione Valbondione, nelle montagne bergamasche.

La località è nota per le cascate del Serio, che con i loro 315 metri di altezza sono le più alte d'Italia e le seconde d'Europa. Le cascate aprono solo alcune volte durante l'anno e domenica era quella dell'esordio. Potevamo mancare? Dopo circa un'ora di cammino, su un sentiero comodo e non ripido, si giunge al punto strategico, dal quale godersi lo spettacolo. Non è difficile individuarlo, si trovano i posti migliori già occupati da numerose persone, da famiglie con bambini a gruppi di ragazzini in gita con il centro estivo. Alle 11 in punto parte il segnale: una sirena dal suono un po' inquietante (a me ha evocato il coprifuoco dei film ambientati nella seconda guerra mondiale, argh), avvisa gli astanti dell'apertura delle acque.

Cascate del Serio Valbondione
Progressivamente il rivolo d'acqua aumenta la sua portata, iniziando a formare la cascata. E così crescono la meraviglia e il rapimento. Le acque impetuose scatenano la loro forza a formare il fiume in basso, trascinando con sé rocce e detriti. Lo spettacolo prosegue per circa mezz'ora, per poi esaurirsi lentamente come è cominciato. In momenti come questi ti rendi conto davvero della incredibile potenza e perfezione della natura. Rimani impietrito, lo sguardo fisso su quella massa d'acqua, con i suoi giochi di suoni, evoluzioni di forme. E capisci perché tanta gente come te è venuta fin lassù.
Il nostro percorso è proseguito, perché la nostra filosofia non prevede trekking senza sosta al rifugio. Per arrivare al rifugio Curò, a quota 1915 metri, si cammina per un'ora e mezza, su sentieri più stretti e ripidi. Su questo percorso, infatti, si incontrano persone già abituate a camminare. Se fino al punto di osservazione delle cascate il sentiero è immerso nel bosco, nella seconda parte è scoperto, quindi il caldo e il sole aumentano in parte le difficoltà. Il rifugio si affaccia sul lago Barbellino e offre anche la possibilità di pernottare. Il panorama è splendido, con la cornice delle creste circostanti, in alcuni punti ancora coperte dalla neve, e l'azzurro intenso dell'acqua. Vale la pena riprendere fiato degustando le specialità del luogo - per me pasta al pomodoro, ma è stato perfetto così - e sdraiarsi al sole sul prato davanti al lago.
Lago Barbellino Valbondione
La nostra siesta è durata poco, perché una nuvola minacciava temporale. Ci siamo così rapidamente incamminati verso il punto di partenza, il tempo è stato clemente e questa volta sono tornata con pantaloni e piedi asciutti. Soddisfatta, rigenerata, leggera nonostante la fatica. Passeggiate ed escursioni come queste sono un toccasana e non è solo un luogo comune. Se la mia descrizione ti ha fatto venire voglia di vedere le cascate, ecco il link per verificare giorni e orari di apertura http://www.turismovalbondione.it/news_eventi.php?categoria=cascate
Consiglio: se vuoi sostare al rifugio Curò per pranzo, conviene prenotare. E buon cammino.

martedì 10 giugno 2014

Camminando tra fiori e neve in Alta Valle Brembana

La neve è fuori stagione? Solo in teoria. Con il caldo che ci sta attanagliando in questi giorni, il solo pensiero della neve è confortante. Così dedico questo post a chiunque abbia voglia di organizzare una gita in montagna e passeggiare nella natura, su sentieri tra erba, fiori, ruscelli e distese di neve. Sto parlando di un itinerario in Alta Valle Brembana, in provincia di Bergamo. Partenza dalla frazione Capovalle di Roncobello, arrivo al rifugio dei Laghi Gemelli.
Roncobello Capovalle sentiero 215
Conoscevo un minimo la zona perchè è stata meta di qualche sciata invernale e devo dire che anche in questa stagione non delude affatto. Giunti a Roncobello, si prosegue su per la strada che conduce fino alla frazione di Capovalle. E già percorrendo questo tratto in auto, inizi ad assaporare i colori di alberi e piante, insieme alle deliziose casette affacciate sulla via. Niente di eccezionale, forse, d'accordo, eppure per chi, come me, si stupisce ogni volta delle meraviglie della natura come i bambini e non è abituata a frequentare tali posti, lo spettacolo è assicurato. A Capovalle, arrivati ad un parcheggio che sembra chiudere il paese, è necessario, invece, salire ancora per una piccola strada verso le Baite di Mezzeno, segnalata con un cartello. Piccola avvertenza: porta con te due euro in moneta, perchè per accedere alla strada verso le baite è necessario munirsi di biglietto, da acquistare presso una macchinetta automatica a inizio percorso. E questa specie di parchimetro non accetta banconote, nè da resto. Dunque, achtung! Altrimenti ti tocca tornare indietro fino al centro del paese (un paio di chilometri) e prendere l'ennesimo caffè al primo bar aperto. Sì, esattamente come abbiamo fatto noi.
Puoi lasciare l'auto al termine della strada per le Baite e seguire il sentiero 215 verso i Laghi Gemelli. Siamo a 1600 m di altezza e il percorso sale gradatamente in direzione del Passo di Mezzeno a quota 2142 m. Ci siamo imbattuti in alcuni tratti innevati, in cui il sentiero "ufficiale" era coperto, ma fino al Passo la strada è tutto sommato facilmente percorribile, anche per i meno esperti come noi. Superato il Passo di Mezzeno, il panorama cambia e il colore predominante è il bianco della neve, che ricopre ancora tutto il versante. La vista è mozzafiato, si scorgono i laghi ancora ghiacciati, che dall'alto creano un gioco di colori straordinario. Per arrivare al rifugio dei Laghi Gemelli a quota 1961 m i cartelli indicano - ottimisticamente - mezz'ora di cammino. A causa della neve i tempi sono più che raddoppiati, anche perchè il sentiero era totalmente ricoperto. Così ti fai guidare dall'istinto, dagli altri escursionisti che conoscono il tracciato meglio di te e pure dalla fame. Tra una scivolata nella neve, una risata, un'imprecazione colorita e una sosta per ammirare il panorama, siamo riusciti anche questa volta a conquistarci la polenta.
Laghi Gemelli Valle BrembanaLaghi Gemelli Roncobello Val Brembana
Tornare alla base è stato più semplice, nonostante alcune difficoltà dovute, ancora una volta, alla neve. Bilancio della giornata, comunque, decisamente positivo. E lezione imparata: portare sempre con sè pantaloni di ricambio e racchette. Ché pranzare al rifugio col sedere bagnato non è un'esperienza da ripetere.
Itinerario Roncobello Laghi GemelliRifugio Laghi Gemelli Roncobello
Per i dettagli sul percorso, puoi consultare il sito del Cai di Bergamo http://geoportale.caibergamo.it/sentiero/215

lunedì 2 giugno 2014

Giardini, colori, cibi, sorrisi: impressioni da Venaria

Finalmente dedico un post anche ai luoghi in cui ho trascorso praticamente tutta la vita. Sabato, infatti, sono stata ai Giardini della Reggia di Venaria, in cui si è tenuta la prima edizione di Ortinfestival. Purtroppo la mia è stata una visita rapida, ma è stata sufficiente per cogliere spunti e portare a casa un'esperienza davvero interessante. Per chi non ci fosse mai stato, la Reggia è una delle numerose residenze sabaude, una piccola Versailles con giardini immensi alle porte di Torino. Ortinfestival, invece, ha riunito produttori, aziende agricole e varie realtà legate al mondo enogastronomico in una kermesse di gusti, colori e profumi straordinari. Passeggiando tra gli stand potevi incontrare l'apicoltore di un piccolo paese piemontese, ma anche assaggiare specialità francesi, indiane o argentine, oltre ad assistere a showcooking di chef stellati.
Ortinfestival Venaria Reale Torino
Ortinfestival Reggia di Venaria Reale Torino
E qui voglio proprio raccontare di uno showcooking cui ho partecipato, condotto dai meravigliosi ragazzi del web magazine Vegolosi. Ospiti di Guardini - azienda piemontese produttrice di teglie da forno -, i Vegolosi hanno intrattenuto il pubblico con una ricetta di pasticceria vegana. Parentesi: adoro la cucina vegana, per ora sono vegetariana e seguo fedelmente il loro sito, perché suggeriscono sempre ricettine sfiziose e fattibili, oltre a fornire notizie utili e aggiornate intorno al tema del veganesimo. Lo chef Cristiano Bonolo ha deliziato il pubblico con la preparazione di muffin al cacao e petali di rosa, mentre Federica aggiungeva informazioni sulle proprietà nutrizionali degli ingredienti e dettagli sul loro utilizzo. Una volta realizzato l'impasto per i muffin, è stata la volta della crema pasticcera vegana al pistacchio. 
Showcooking Vegolosi Ortinfestival
Non sono una brava cuoca, la mia cucina è a tasso variabile, nel senso che la percentuale delle ricette che mi viene bene varia ogni volta senza possibilità di previsione. Ci sto lavorando, comunque, e se ti invito a pranzo o cena non devi portarti la schiscetta da casa, non preoccuparti. Questa premessa è necessaria per introdurre il mio entusiasmo e la mia soddisfazione nello scoprire, per esempio, come si usa l'agar agar. Una volta ho preparato una crema, utilizzandone una puntina di cucchiaino. E in men che non si dica eccoli lì, i nemici incontrastati di ogni crema che si rispetti, spuntano sulla superficie deridendoti beffardi. Grumi bastardi (la rima ci stava troppo bene per non farla). Il segreto svelato in sede di showcooking Vegolosi è questo: l'agar agar si deve sciogliere in un goccio di latte, prima di versarlo nel pentolino con la crema. Capito. Alla fine, noi membri del pubblico salivante abbiamo potuto assaggiare queste delizie, servite con professionalità dai ragazzi dell'organizzazione. Non avevo dubbi sulla bontà di questo dolce e le mie certezze sono state confermate. Adesso non mi rimane altro da fare se non prepararli anche a casa! Grazie Vegolosi, davvero. Anche per la simpatica chiacchierata a sipario chiuso.
Showcooking Vegolosi Venaria Torino
La serata è continuata con un'altra splendida scoperta: girando tra gli stand in cerca di qualcosa di sfizioso per cena, io e la mia amica ci siamo imbattute in una curiosa struttura, diversa dalle altre. Era Cucinando su Ruote, una cucina mobile super attrezzata, gestita da due grandissime ragazze piemontesi, che proponevano piatti a base di farina di canapa e spirulina, vegetariani e vegani. Come fai a non fermarti? Abbiamo gustato due piatti: crudité su friselle di farina di canapa, con tarallini di canapa e pesto di zucchine e spirulina e polentine di farina di canapa con falafel e lo stesso pesto. E come se non bastasse, ci hanno anche offerto un bicchiere di fragole. Spinte dalla curiosità, chiediamo informazioni sulla spirulina. Condivido con piacere quello che ho appreso: quest'alga può essere definita un super cibo, perchè dotata di innumerevoli proprietà nutrizionali. Contiene, infatti, ben il 70% di proteine già trasformate in amminoacidi e un'elevata concentrazione di vitamine, minerali e betacarotene. Insomma, un toccasana. Così ne ho acquistata una confezione e ora inizierò a integrarla nella mia dieta. Vediamo che effetto fa. Ultima notazione su Cucinando su Ruote: per sapere dove si trova, basta seguire il suo blog. Io lo farò, sperando che si spinga fin qui.
Cucinando su Ruote Ortinfestival Reggia di Venaria
Falafel e polenta con farina di canapa Cucinando su ruote
Torno a casa e non riesco a dormire, carica di emozioni positive e sorrisi. O è stata la botta di energia della spirulina???