martedì 8 luglio 2014

Lo gnocco della domenica

No, non è il mio nuovo fidanzato super figo. Trattasi dell'ennesimo esperimento culinario, questa volta ben riuscito, per il pranzo della domenica.

In uno dei libri di cucina presenti nella biblioteca di casa, mi sono imbattuta in un'interessante ricetta di Alessandro Borghese. Lui è un bel tipo, mi piace, anche se su questo libro non propone ricette vegetariane, e appena ho visto questi gnocchi verdi mi sono illuminata. E ho preso la decisione: li preparo. Quando mi metto in testa una cosa, la faccio, in effetti su questo devo dare ragione a chi mi conosce bene. Così, in totale democrazia, ho imposto la mia decisione al sant'uomo che mi sta accanto e mi sono messa all'opera.

Per mantenere uno stato di pace e prevenire eventuali catastrofi, gli ho promesso che avrei fatto anche la apple pie, soddisfacendo la sua richiesta. Bene, domenica mattina ho trasformato la cucina in fucina - in tutti i sensi, dato che la apple pie deve cuocere in forno per un'ora... ed eccomi qui a narrarvi la ricetta dello gnocco alle erbette, liberamente adattata.

Ingredienti:
  • 500 g di patate, preferibilmente a pasta gialla
  • 120 g di farina semintegrale (tipo 2)
  • un mazzetto di erbette fresche: io ho usato basilico, rosmarino, prezzemolo e santoreggia (questa era secca)
Ricetta degli gnocchi di patate
Preparazione:
Per prima cosa lessare le patate con la buccia. Quando saranno morbide, scolarle e pelarle. Il libro suggerisce di mantenere la buccia in cottura perchè così le patate non assorbono troppa acqua e, di conseguenza, farina. Mentre le patate si raffreddano, scottare in acqua bollente per circa 40 secondi le erbette pulite e poi raffreddarle immediatamente con acqua e cubetti di ghiaccio. Strizzarle e frullarle insieme ad una patata lessa. In una ciotola capiente schiacciare bene le altre patate con una forchetta e aggiungere l'impasto ottenuto con le erbette. Amalgamare e aggiungere la farina, impastando con le mani. In base alla tipologia di patata e alla sua pasta, occorrerà aggiungere ancora farina, per ottenere un impasto che non si attacchi alle mani e possa essere lavorabile.
Gnocchi di patate alle erbette
Una volta raggiunta la consistenza desiderata, formare dei rotolini del diametro di circa un centimetro e tagliarli a tocchetti. Per creare le righe ho usato una forchetta. Cuocere in abbondante acqua salata finché salgono a galla. Come condimento ho scelto un semplice sughetto di pomodoro fresco e basilico (dell'orto, che è meglio!).
Che soddisfazione. Esperimento riuscito al primo colpo e pranzo salvato. Mettere le mani in pasta, per me, è divertente e rilassante. Se poi i risultati sono anche positivi, il mio ego e la mia panza ringraziano. E io sorrido.
Gnocchi di patate fatti in casa al pomodoro fresco
E tu come li fai?

mercoledì 25 giugno 2014

Rigenerante Valbondione

Questa volta non sono riuscita a mantenere il ritmo di un post alla settimana, complici impegni e, soprattutto, momento di down, di quelli che dici "ok mollo tutto". Poi ti rimbocchi le maniche e ti rialzi, perché sai che ne vale sempre la pena. Così ho ritrovato anche la voglia di condividere qualche pensiero pubblicamente.

Dopo due serate di concerti straordinari, ciascuno a suo modo, domenica siamo tornati a sgambettare su per i sentieri. Per chi fosse curioso, i concerti erano degli Angra, gruppo metal brasiliano - con cantante nostrano -, impeccabili, e i Pearl Jam a dir poco strepitosi. Nota per il lettore: prima volta a San Siro, primo concerto dei Pearl Jam, una bomba di emozioni! Sì, confesso, è scappata anche la lacrimuccia sulla mia canzone preferita. Quindi, dopo una pausa  di un giorno, fatto di normalità, domenica sveglia presto in direzione Valbondione, nelle montagne bergamasche.

La località è nota per le cascate del Serio, che con i loro 315 metri di altezza sono le più alte d'Italia e le seconde d'Europa. Le cascate aprono solo alcune volte durante l'anno e domenica era quella dell'esordio. Potevamo mancare? Dopo circa un'ora di cammino, su un sentiero comodo e non ripido, si giunge al punto strategico, dal quale godersi lo spettacolo. Non è difficile individuarlo, si trovano i posti migliori già occupati da numerose persone, da famiglie con bambini a gruppi di ragazzini in gita con il centro estivo. Alle 11 in punto parte il segnale: una sirena dal suono un po' inquietante (a me ha evocato il coprifuoco dei film ambientati nella seconda guerra mondiale, argh), avvisa gli astanti dell'apertura delle acque.

Cascate del Serio Valbondione
Progressivamente il rivolo d'acqua aumenta la sua portata, iniziando a formare la cascata. E così crescono la meraviglia e il rapimento. Le acque impetuose scatenano la loro forza a formare il fiume in basso, trascinando con sé rocce e detriti. Lo spettacolo prosegue per circa mezz'ora, per poi esaurirsi lentamente come è cominciato. In momenti come questi ti rendi conto davvero della incredibile potenza e perfezione della natura. Rimani impietrito, lo sguardo fisso su quella massa d'acqua, con i suoi giochi di suoni, evoluzioni di forme. E capisci perché tanta gente come te è venuta fin lassù.
Il nostro percorso è proseguito, perché la nostra filosofia non prevede trekking senza sosta al rifugio. Per arrivare al rifugio Curò, a quota 1915 metri, si cammina per un'ora e mezza, su sentieri più stretti e ripidi. Su questo percorso, infatti, si incontrano persone già abituate a camminare. Se fino al punto di osservazione delle cascate il sentiero è immerso nel bosco, nella seconda parte è scoperto, quindi il caldo e il sole aumentano in parte le difficoltà. Il rifugio si affaccia sul lago Barbellino e offre anche la possibilità di pernottare. Il panorama è splendido, con la cornice delle creste circostanti, in alcuni punti ancora coperte dalla neve, e l'azzurro intenso dell'acqua. Vale la pena riprendere fiato degustando le specialità del luogo - per me pasta al pomodoro, ma è stato perfetto così - e sdraiarsi al sole sul prato davanti al lago.
Lago Barbellino Valbondione
La nostra siesta è durata poco, perché una nuvola minacciava temporale. Ci siamo così rapidamente incamminati verso il punto di partenza, il tempo è stato clemente e questa volta sono tornata con pantaloni e piedi asciutti. Soddisfatta, rigenerata, leggera nonostante la fatica. Passeggiate ed escursioni come queste sono un toccasana e non è solo un luogo comune. Se la mia descrizione ti ha fatto venire voglia di vedere le cascate, ecco il link per verificare giorni e orari di apertura http://www.turismovalbondione.it/news_eventi.php?categoria=cascate
Consiglio: se vuoi sostare al rifugio Curò per pranzo, conviene prenotare. E buon cammino.

martedì 10 giugno 2014

Camminando tra fiori e neve in Alta Valle Brembana

La neve è fuori stagione? Solo in teoria. Con il caldo che ci sta attanagliando in questi giorni, il solo pensiero della neve è confortante. Così dedico questo post a chiunque abbia voglia di organizzare una gita in montagna e passeggiare nella natura, su sentieri tra erba, fiori, ruscelli e distese di neve. Sto parlando di un itinerario in Alta Valle Brembana, in provincia di Bergamo. Partenza dalla frazione Capovalle di Roncobello, arrivo al rifugio dei Laghi Gemelli.
Roncobello Capovalle sentiero 215
Conoscevo un minimo la zona perchè è stata meta di qualche sciata invernale e devo dire che anche in questa stagione non delude affatto. Giunti a Roncobello, si prosegue su per la strada che conduce fino alla frazione di Capovalle. E già percorrendo questo tratto in auto, inizi ad assaporare i colori di alberi e piante, insieme alle deliziose casette affacciate sulla via. Niente di eccezionale, forse, d'accordo, eppure per chi, come me, si stupisce ogni volta delle meraviglie della natura come i bambini e non è abituata a frequentare tali posti, lo spettacolo è assicurato. A Capovalle, arrivati ad un parcheggio che sembra chiudere il paese, è necessario, invece, salire ancora per una piccola strada verso le Baite di Mezzeno, segnalata con un cartello. Piccola avvertenza: porta con te due euro in moneta, perchè per accedere alla strada verso le baite è necessario munirsi di biglietto, da acquistare presso una macchinetta automatica a inizio percorso. E questa specie di parchimetro non accetta banconote, nè da resto. Dunque, achtung! Altrimenti ti tocca tornare indietro fino al centro del paese (un paio di chilometri) e prendere l'ennesimo caffè al primo bar aperto. Sì, esattamente come abbiamo fatto noi.
Puoi lasciare l'auto al termine della strada per le Baite e seguire il sentiero 215 verso i Laghi Gemelli. Siamo a 1600 m di altezza e il percorso sale gradatamente in direzione del Passo di Mezzeno a quota 2142 m. Ci siamo imbattuti in alcuni tratti innevati, in cui il sentiero "ufficiale" era coperto, ma fino al Passo la strada è tutto sommato facilmente percorribile, anche per i meno esperti come noi. Superato il Passo di Mezzeno, il panorama cambia e il colore predominante è il bianco della neve, che ricopre ancora tutto il versante. La vista è mozzafiato, si scorgono i laghi ancora ghiacciati, che dall'alto creano un gioco di colori straordinario. Per arrivare al rifugio dei Laghi Gemelli a quota 1961 m i cartelli indicano - ottimisticamente - mezz'ora di cammino. A causa della neve i tempi sono più che raddoppiati, anche perchè il sentiero era totalmente ricoperto. Così ti fai guidare dall'istinto, dagli altri escursionisti che conoscono il tracciato meglio di te e pure dalla fame. Tra una scivolata nella neve, una risata, un'imprecazione colorita e una sosta per ammirare il panorama, siamo riusciti anche questa volta a conquistarci la polenta.
Laghi Gemelli Valle BrembanaLaghi Gemelli Roncobello Val Brembana
Tornare alla base è stato più semplice, nonostante alcune difficoltà dovute, ancora una volta, alla neve. Bilancio della giornata, comunque, decisamente positivo. E lezione imparata: portare sempre con sè pantaloni di ricambio e racchette. Ché pranzare al rifugio col sedere bagnato non è un'esperienza da ripetere.
Itinerario Roncobello Laghi GemelliRifugio Laghi Gemelli Roncobello
Per i dettagli sul percorso, puoi consultare il sito del Cai di Bergamo http://geoportale.caibergamo.it/sentiero/215

lunedì 2 giugno 2014

Giardini, colori, cibi, sorrisi: impressioni da Venaria

Finalmente dedico un post anche ai luoghi in cui ho trascorso praticamente tutta la vita. Sabato, infatti, sono stata ai Giardini della Reggia di Venaria, in cui si è tenuta la prima edizione di Ortinfestival. Purtroppo la mia è stata una visita rapida, ma è stata sufficiente per cogliere spunti e portare a casa un'esperienza davvero interessante. Per chi non ci fosse mai stato, la Reggia è una delle numerose residenze sabaude, una piccola Versailles con giardini immensi alle porte di Torino. Ortinfestival, invece, ha riunito produttori, aziende agricole e varie realtà legate al mondo enogastronomico in una kermesse di gusti, colori e profumi straordinari. Passeggiando tra gli stand potevi incontrare l'apicoltore di un piccolo paese piemontese, ma anche assaggiare specialità francesi, indiane o argentine, oltre ad assistere a showcooking di chef stellati.
Ortinfestival Venaria Reale Torino
Ortinfestival Reggia di Venaria Reale Torino
E qui voglio proprio raccontare di uno showcooking cui ho partecipato, condotto dai meravigliosi ragazzi del web magazine Vegolosi. Ospiti di Guardini - azienda piemontese produttrice di teglie da forno -, i Vegolosi hanno intrattenuto il pubblico con una ricetta di pasticceria vegana. Parentesi: adoro la cucina vegana, per ora sono vegetariana e seguo fedelmente il loro sito, perché suggeriscono sempre ricettine sfiziose e fattibili, oltre a fornire notizie utili e aggiornate intorno al tema del veganesimo. Lo chef Cristiano Bonolo ha deliziato il pubblico con la preparazione di muffin al cacao e petali di rosa, mentre Federica aggiungeva informazioni sulle proprietà nutrizionali degli ingredienti e dettagli sul loro utilizzo. Una volta realizzato l'impasto per i muffin, è stata la volta della crema pasticcera vegana al pistacchio. 
Showcooking Vegolosi Ortinfestival
Non sono una brava cuoca, la mia cucina è a tasso variabile, nel senso che la percentuale delle ricette che mi viene bene varia ogni volta senza possibilità di previsione. Ci sto lavorando, comunque, e se ti invito a pranzo o cena non devi portarti la schiscetta da casa, non preoccuparti. Questa premessa è necessaria per introdurre il mio entusiasmo e la mia soddisfazione nello scoprire, per esempio, come si usa l'agar agar. Una volta ho preparato una crema, utilizzandone una puntina di cucchiaino. E in men che non si dica eccoli lì, i nemici incontrastati di ogni crema che si rispetti, spuntano sulla superficie deridendoti beffardi. Grumi bastardi (la rima ci stava troppo bene per non farla). Il segreto svelato in sede di showcooking Vegolosi è questo: l'agar agar si deve sciogliere in un goccio di latte, prima di versarlo nel pentolino con la crema. Capito. Alla fine, noi membri del pubblico salivante abbiamo potuto assaggiare queste delizie, servite con professionalità dai ragazzi dell'organizzazione. Non avevo dubbi sulla bontà di questo dolce e le mie certezze sono state confermate. Adesso non mi rimane altro da fare se non prepararli anche a casa! Grazie Vegolosi, davvero. Anche per la simpatica chiacchierata a sipario chiuso.
Showcooking Vegolosi Venaria Torino
La serata è continuata con un'altra splendida scoperta: girando tra gli stand in cerca di qualcosa di sfizioso per cena, io e la mia amica ci siamo imbattute in una curiosa struttura, diversa dalle altre. Era Cucinando su Ruote, una cucina mobile super attrezzata, gestita da due grandissime ragazze piemontesi, che proponevano piatti a base di farina di canapa e spirulina, vegetariani e vegani. Come fai a non fermarti? Abbiamo gustato due piatti: crudité su friselle di farina di canapa, con tarallini di canapa e pesto di zucchine e spirulina e polentine di farina di canapa con falafel e lo stesso pesto. E come se non bastasse, ci hanno anche offerto un bicchiere di fragole. Spinte dalla curiosità, chiediamo informazioni sulla spirulina. Condivido con piacere quello che ho appreso: quest'alga può essere definita un super cibo, perchè dotata di innumerevoli proprietà nutrizionali. Contiene, infatti, ben il 70% di proteine già trasformate in amminoacidi e un'elevata concentrazione di vitamine, minerali e betacarotene. Insomma, un toccasana. Così ne ho acquistata una confezione e ora inizierò a integrarla nella mia dieta. Vediamo che effetto fa. Ultima notazione su Cucinando su Ruote: per sapere dove si trova, basta seguire il suo blog. Io lo farò, sperando che si spinga fin qui.
Cucinando su Ruote Ortinfestival Reggia di Venaria
Falafel e polenta con farina di canapa Cucinando su ruote
Torno a casa e non riesco a dormire, carica di emozioni positive e sorrisi. O è stata la botta di energia della spirulina???

mercoledì 28 maggio 2014

Toscana? Cose da Pazzi

Sono stata via un paio di giorni. Sì, di nuovo, questa volta mio malgrado. Ogni anno, infatti, in questo periodo, l'agenzia per cui lavoro organizza un evento fuori porta, che coinvolge clienti e stampa in una giornata di riunione, con tavole rotonde sui temi di tendenza nel mondo dell'information technology, e attività ludico-culturali, per un totale di due giorni di viaggio. E quest'anno la destinazione è stata la Toscana, per la precisione la zona del Mugello.

Castello del Trebbio Pontassieve Firenze
Tralasciando i dettagli su dibattiti, interviste e cose da pierre (leggasi come si scrive) mi voglio concentrare su uno dei luoghi visitati, ovvero il Castello del Trebbio, a Pontassieve. È stato amore a prima vista. Si arriva qui dopo aver percorso una stradina tutta curve su per le colline, in mezzo al verde. Ti ritrovi in cima a riempirti gli occhi di verde, guardando il panorama tutto intorno. E poi ti ritrovi catapultato nella storia e nella cultura. Sì, un po' come Troisi a Frittole. All'ingresso del castello ti accoglie Alberto, guida esperta e appassionata, nonché parte della famiglia proprietaria delle terre e delle strutture della zona. Entra subito nel vivo del racconto: questa struttura fu di proprietà della famiglia dei Medici e proprio qui venne ordita la congiura dei Pazzi, nel 1478. Lo confesso: non ricordavo i dettagli dell'episodio, così ho ripassato un po' di storia italiana, che non guasta mai. La congiura dei Pazzi, ordita dall'omonima famiglia di banchieri fiorentini, aveva l'obiettivo di eliminare i Medici e porre fine al loro potere. Non è riuscita. Infatti, i Medici continuarono a prosperare e ad arricchire il territorio, facendo di Firenze il centro culturale ed economico dell'epoca, per tutta l'Europa.
Castello del Trebbio Firenze
Attualmente il castello è di proprietà della famiglia Baj Macario, che gestisce un patrimonio immenso, fatto di gusto e turismo. Qui infatti producono vino e olio, affittano casolari e villette sulle colline circostanti, in una sorta di agriturismo diffuso, organizzano matrimoni, hanno un ristorante. Infatti la visita al castello, iniziata dai saloni ancora in uso, è proseguita nelle cantine (erano le antiche prigioni) in cui si conservano chianti classico, chianti rufina, merlot, vini bianchi, vin santo e olio extra vergine.
Castello del Trebbio Firenze Santa Brigida
Ho scoperto un mondo. Non conosco i vini e i metodi di produzione, così ho imparato che il chianti è fatto di uve sangiovese e si può aggiungere una piccola percentuale di cabernet o merlot. Ho saputo che le viti possono essere a radice americana, l'unica che resiste alla filossera, un parassita ormai diffuso anche qui in Italia. Mi sono ricordata cosa significhi olio extra vergine e sicuramente presterò molta più attenzione nell'acquisto di questo prodotto. Insomma, se non fosse chiaro, la visita è stata davvero incantevole e affascinante. Dimenticavo: si è conclusa con una degustazione di vini accompagnata da diversi assaggi, bruschette, salumi e formaggi. 
Chianti Rufina Castello del Trebbio Toscana
Cantina Castello del Trebbio Pontassieve Firenze
A tutto ciò si aggiunge l'incontro con la signora Anna, la proprietaria. Ora, come la immagini la signora del castello? Perfetto. Era tutto il contrario. In tuta da lavoro, guanti da giardiniere, capelli raccolti, trasportava vasi. Un fisico di chi è abituato a lavorare con le mani, lo spirito di una giovane entusiasta. Sorprendente e ammirevole. Si meritava un inchino, e non perché fosse "nobile".
Vino Castello del Trebbio Firenze
Dopo una breve visita al negozio per acquisti enogastronomici - c'era anche lo zafferano! - non poteva mancare una cena al ristorante annesso, chiamato La Sosta del Gusto. Il nome ha soddisfatto pienamente le aspettative, comprese le mie da vegetariana. Piatti deliziosi, delicati ed equilibrati, accompagnati, naturalmente, da chianti. Inserisco la foto della location, perché non si può descrivere a parole, è davvero particolare, a metà tra una cantina e un salone medievale. Se passi dalla Toscana, una fermata qui a Pontassieve è obbligatoria.
Ristorante la Sosta del Gusto Pontassieve Firenze
Per organizzare al meglio la visita, indico il sito, in cui trovare i contatti http://www.vinoturismo.it/

domenica 18 maggio 2014

Fuori tempo: Ludovico Einaudi e Uli John Roth

Ci sono quei week end in cui passi il tempo tra divano e tavolo, sbadigliando noiosamente davanti alla tv. E poi ci sono i week end come questo. In cui tutti hanno deciso di piazzare un evento. E non eventi a caso, che dici va beh chi se ne frega. Eventi interessanti, stimolanti, emozionanti, insomma imperdibili.

E allora ti tocca selezionare con cura e organizzare al meglio i tuoi venerdì sera, sabato e domenica, incastrando perfettamente tutto ciò che vuoi fare con quello che devi. Ecco una rassegna, sicuramente solo parziale, degli eventi imperdibili di questo week end: Piano City, Milano Food Week, Sapori d'Italia a Gorgonzola, Mercato Universale in piazza Castello a Milano, Wired Next Fest e il concerto di Uli John Roth. 

Partiamo dall'epilogo: non sono riuscita a partecipare a tutti. Strano vero? Voglio raccontare di due concerti. Venerdì sera ne ho vissuto uno a dir poco meraviglioso. Al Parco Sempione, infatti, c'era l'inaugurazione di Piano City, ovvero "Le piano africain". Si tratta di una composizione di Ludovico Einaudi per 6 pianoforti, 2 marimbe e 4 balafon. La marimba e il balafon sono due strumenti africani, a percussione, simili ad uno xilofono, per intenderci. Qui sul sito di Piano City spiegano perfettamente.
Scenografia: un'impalcatura su tre piani, sullo sfondo del castello e del cielo. Sedute sull'erba, centinaia di persone. L'atmosfera era magica, quasi ipnotica, i musicisti straordinari. E allora grazie a Ludovico Einaudi, Maurizio Ben Omar, Michiel Bortslap, Naby Camara, Fassery Diabate, Lansana Diabate, Lansiné Kouyate, Gianluca Mancini, Federico Mecozzi, Cesare Picco e Andrea Rebaudengo. Unici.

Piano City Milano 2014 - Le piano africain

Piano City Milano 2014 - Le piano africain

Il secondo concerto cui ho assistito appartiene a un altro mondo, quello dell'hard rock. Comunque, mozzafiato. Uli John Roth, infatti, è un artista eccezionale, leggendario. È stato il primo chitarrista degli Scorpions, adesso fa il freelance e devo dire che lo fa davvero bene. Ed è un personaggio fuori dal tempo: lui è rimasto a Woodstock. Fascione sui capelli lunghi, monili, espressione pacifica. Suona con gli occhi chiusi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, con quelle dita lunghe che ballano sulle corde precise, veloci e leggere. Il mio fidanzato, suo fan sfegatato nonché chitarrista di una cover band degli Scorpions (messaggio promozionale: si chiamano Media Overkill, cercali su FB e Youtube) era estasiato, che te lo dico a fare. Gli altri membri del gruppo sono stati davvero degni accompagnatori. Bravi tutti. Ho perso l'udito due giorni, ma sentire The Sails of Charon suonata da chi l'ha creata non ha prezzo. 

Concerto Uli John Roth Bergamo 2014

Uli John Roth live TwentySeven di Mozzo Bergamo

martedì 13 maggio 2014

Sicilia, finalmente sono tornata.

Il primo post "fuori porta" non poteva che essere dedicato a Lei: la Sicilia.

Sono appena rientrata da un piccolo viaggetto nelle zone di Siracusa e Catania e la sensazione è quella di sempre, il mal di Sicilia. Un misto di gioia e malinconia, insieme al vivido ricordo di colori, profumi ed emozioni uniche. Questa terra, ogni volta, mi entra dentro, mi tocca l'anima. Sarà capitato anche a te, nei tuoi luoghi più cari, non è così?

Veniamo al racconto: ospiti dalla mitica zia Cetty ad Augusta, finalmente riabbraccio le mie cugine, che non vedevo da due anni. E la cosa che subito ti colpisce, non appena li rivedi, è che ti senti a casa. E ti sembra di aver parlato con loro fino al giorno prima. 

Il tempo non è stato molto clemente con noi, così abbiamo organizzato gite sul momento. Prima tappa a Siracusa, ad Ortigia, ad ammirare la grandezza del Duomo, le piccole vie del centro, la Fonte Aretusa con i suoi papiri. Non sono mancate le avventure, con un inseguimento ad un'Ape verde che ci ha tagliato la strada e rigato la fiancata della macchina - nuova e a noleggio! E ti lascio immaginare i due personaggi che sono scesi da questo mezzo. Pensavamo di essere finiti in uno sketch. Insomma, quando guidi nel traffico siciliano, attenzione alle cosiddette Lape verdi che possono materializzarsi dal nulla!

Dettaglio del Duomo di Siracusa
Seconda tappa, la Casa delle Farfalle, nel parco di Monteserra, a Viagrande, falde dell'Etna. Si tratta di un bel parco ben organizzato, ideale per famiglie, al cui interno è possibile visitare la grande voliera che ospita oltre 200 esemplari di farfalle tropicali. Accompagnati dalla guida, si possono scoprire diversi aspetti del mondo degli insetti, come il ciclo di vita delle farfalle o la produzione della seta. Nel parco, inoltre, si trovano anche alcuni esemplari di coleotteri. Le farfalle volano, sfiorano le persone e si posano su di loro, a volte. Splendide. 

Casa delle Farfalle - Monteserra, Viagrande

Il nostro tour è continuato con una veloce visita ad Aci Castello ed Aci Trezza, luoghi noti come ambientazione dei Malavoglia di Verga. Un'occhiata al mare e ai maestosi faraglioni dei Ciclopi, qualche scatto e via verso nuove avventure. Sai cosa narra la leggenda a proposito di questi scogli? Si racconta che Polifemo, infuriato con Ulisse, abbia staccato pezzi di montagna per scagliarli contro il fuggiasco. Ed eccoli li, a stagliarsi sulle acque proprio vicino alla costa. A questo punto è arrivato il momento di dirigersi verso Catania per la serata. Una passeggiata in via Etnea, la lunga via che collega il centro con i paesi alle pendici del vulcano, una sosta in piazza Duomo per farsi incantare dalla maestosità della Chiesa di Sant'Agata e dall'obelisco, simbolo della città, raffigurante un elefante, realizzato in pietra lavica. E poi la fontana dell'Amenano, i vicoli della Pescheria vuota...

I faraglioni di Aci Trezza
Il giorno seguente abbiamo visitato il Castello arabo normanno di Calatabiano, che sinceramente non mi ha entusiasmato particolarmente, nonostante la sua lunga storia. Ci siamo spostati quindi a Castelmola, un gioiellino posto proprio sopra la più nota Taormina. Da qui si gode di un panorama meraviglioso sulla costa e si può passeggiare per le strette e caratteristiche vie, circondati da negozietti di artigianato e specialità locali. Menzione a parte merita il caffè Turrisi, un bar su diversi piani, con balconcini e terrazza: si tratta di un locale "a tema". E il tema è, per dirla in modo politically correct, il fallo. Di ogni foggia, materiale e collocazione. Anche sul mancorrente delle scale. Una visita qui strappa un sorriso a chiunque.

Artigianato locale
Le ultime tappe del nostro viaggio sono state Noto e Marzamemi. Ok, sarò anche di parte, ma Noto non puoi non vederla. Non c'ero mai stata e sono rimasta a bocca aperta. Tutti gli edifici del centro sono decorati almeno da un elemento barocco. Colonne, sostegni dei balconi, l'architettura è opulenta e contemporaneamente equilibrata e sobria. Non aspettarti addobbi, colori, dorature. Tutto il paese è uniforme, in pietra nuda e tutto si lascia ammirare. Lo stupore sfiora il massimo livello arrivando nella piazza dominata dalla Cattedrale e dal Palazzo del Municipio. E continua con la visita alla chiesa del Santissimo Salvatore, la più ricca di affreschi e attualmente sede del Seminario vescovile. Qui una guida ci ha accompagnato ai piani superiori, fino alla torre campanaria, descrivendoci perfettamente la storia della chiesa, alcune vicende ad essa legate e rispondendo a tutte le nostre curiosità. Con passione, cultura e una gran voglia di promuovere e rilanciare la sua città. Info di servizio: la visita è ad offerta libera.

Cattedrale di Noto
Last but not least, Marzamemi. Nasce come villaggio di pescatori, in estate ormai è tra le mete preferite nei dintorni di Siracusa. Non ha una storia particolare, ma ha un fascino irresistibile, anche in un uggioso lunedì di maggio. Si vedono i locali con tavolini e seggiole colorate pronti ad accogliere i visitatori, ci sono le botteghe di artigianato, negozi originali e anche rivendita di prodotti tipici. Tra questi  cito Campisi, noto per le sue specialità a base di tonno. Nel loro ampio spazio si trova di tutto, dalle marmellate al pesto di pistacchio, origano e vino. Di fronte, nell'unica via che conduce alla piazza principale, abbiamo visitato un altro delizioso negozio, Mizzica che Aruci. Un simpatico e gentile signore ci fa assaggiare un sacco di cose, tra cui vino rosso alla mandorla, marmellata di pomodori di Pachino, croccanti di pistacchio, biscotti... Non si può resistere. Così siamo usciti con un ordine di oltre 100 euro da farci spedire a casa. Il signore ti chiama - fa ridere, lo so, ma mi è venuta così - quando ha inviato il pacco e nel giro di una settimana hai riempito la dispensa di leccornie sicule. 

La piazza principale di Marzamemi
Insomma il viaggio è stato breve, ma ha riempito il cuore. E la panza. 
Prometto solennemente di tornare a trovarti presto, Sicilia cara.