Sono stata via un paio di giorni. Sì, di nuovo, questa volta mio malgrado. Ogni anno, infatti, in questo periodo, l'agenzia per cui lavoro organizza un evento fuori porta, che coinvolge clienti e stampa in una giornata di riunione, con tavole rotonde sui temi di tendenza nel mondo dell'information technology, e attività ludico-culturali, per un totale di due giorni di viaggio. E quest'anno la destinazione è stata la Toscana, per la precisione la zona del Mugello.
Tralasciando i dettagli su dibattiti, interviste e cose da pierre (leggasi come si scrive) mi voglio concentrare su uno dei luoghi visitati, ovvero il Castello del Trebbio, a Pontassieve. È stato amore a prima vista. Si arriva qui dopo aver percorso una stradina tutta curve su per le colline, in mezzo al verde. Ti ritrovi in cima a riempirti gli occhi di verde, guardando il panorama tutto intorno. E poi ti ritrovi catapultato nella storia e nella cultura. Sì, un po' come Troisi a Frittole. All'ingresso del castello ti accoglie Alberto, guida esperta e appassionata, nonché parte della famiglia proprietaria delle terre e delle strutture della zona. Entra subito nel vivo del racconto: questa struttura fu di proprietà della famiglia dei Medici e proprio qui venne ordita la congiura dei Pazzi, nel 1478. Lo confesso: non ricordavo i dettagli dell'episodio, così ho ripassato un po' di storia italiana, che non guasta mai. La congiura dei Pazzi, ordita dall'omonima famiglia di banchieri fiorentini, aveva l'obiettivo di eliminare i Medici e porre fine al loro potere. Non è riuscita. Infatti, i Medici continuarono a prosperare e ad arricchire il territorio, facendo di Firenze il centro culturale ed economico dell'epoca, per tutta l'Europa.
Attualmente il castello è di proprietà della famiglia Baj Macario, che gestisce un patrimonio immenso, fatto di gusto e turismo. Qui infatti producono vino e olio, affittano casolari e villette sulle colline circostanti, in una sorta di agriturismo diffuso, organizzano matrimoni, hanno un ristorante. Infatti la visita al castello, iniziata dai saloni ancora in uso, è proseguita nelle cantine (erano le antiche prigioni) in cui si conservano chianti classico, chianti rufina, merlot, vini bianchi, vin santo e olio extra vergine.
Ho scoperto un mondo. Non conosco i vini e i metodi di produzione, così ho imparato che il chianti è fatto di uve sangiovese e si può aggiungere una piccola percentuale di cabernet o merlot. Ho saputo che le viti possono essere a radice americana, l'unica che resiste alla filossera, un parassita ormai diffuso anche qui in Italia. Mi sono ricordata cosa significhi olio extra vergine e sicuramente presterò molta più attenzione nell'acquisto di questo prodotto. Insomma, se non fosse chiaro, la visita è stata davvero incantevole e affascinante. Dimenticavo: si è conclusa con una degustazione di vini accompagnata da diversi assaggi, bruschette, salumi e formaggi.
A tutto ciò si aggiunge l'incontro con la signora Anna, la proprietaria. Ora, come la immagini la signora del castello? Perfetto. Era tutto il contrario. In tuta da lavoro, guanti da giardiniere, capelli raccolti, trasportava vasi. Un fisico di chi è abituato a lavorare con le mani, lo spirito di una giovane entusiasta. Sorprendente e ammirevole. Si meritava un inchino, e non perché fosse "nobile".
Dopo una breve visita al negozio per acquisti enogastronomici - c'era anche lo zafferano! - non poteva mancare una cena al ristorante annesso, chiamato La Sosta del Gusto. Il nome ha soddisfatto pienamente le aspettative, comprese le mie da vegetariana. Piatti deliziosi, delicati ed equilibrati, accompagnati, naturalmente, da chianti. Inserisco la foto della location, perché non si può descrivere a parole, è davvero particolare, a metà tra una cantina e un salone medievale. Se passi dalla Toscana, una fermata qui a Pontassieve è obbligatoria.
Per organizzare al meglio la visita, indico il sito, in cui trovare i contatti http://www.vinoturismo.it/ 






Nessun commento:
Posta un commento